ABBIAMO COMINCIATO I LAVORI!!

16 giugno 2018, Costa Volpino, Lago d'Iseo - Circolo Nautico Bersaglio

Siamo i ragazzi della IVBS del Liceo Scientifico di Lovere, quelli che hanno inventato, insieme a Jacopo Fo della Libera Università di Alcatraz, il progetto "L'isola che non c'era".
Vogliamo sensibilizzare le persone del Lago d'Iseo sul tema del riciclo e alla riduzione dell'inquinamento.
Non ci sembra vero che il progetto sia cominciato e che il nostro sogno si stia concretizzando!!
Ma noi siamo in 22, più gli sponsor e la scuola, e quindi l'Isola che non c'era CI SARA'!!!

A giugno ci sarà L’isola che non c’era

L’Isola che non c’era ha avuto un riscontro mediatico al di sopra delle più rosee aspettative e questa visibilità ci ha portato a presentare l’iniziativa a diversi interlocutori istituzionali, aziendali, pubblici e privati.

Negli ultimi giorni siamo stati invitati a raccogliere l’adesione e il sostegno offerto dalle società che fanno capo al gruppo industriale Fabbrica d’armi Beretta di Gardone Valtrompia. Da fine marzo infatti stiamo interloquendo con loro per condividere la serietà dell’iniziativa in termini di sostenibilità economica, fattibilità tecnica e di efficacia ecologico-ambientale del sistema ideato.

In data 25 e 29 maggio abbiamo avuto due importanti incontri presso la sede di Gardone durante i quali i ragazzi hanno avuto modo di conoscere l’organizzazione di questa realtà industriale, della sua storia, del rapporto con il territorio, del ruolo economico e in particolare abbiamo avuto modo di approfondire i temi ambientali che sono in stretto rapporto con le finalità del progetto. Oltre agli studenti ideatori dell’isola, a rappresentanza del Liceo di Lovere, erano presenti alla visita aziendale i ragazzi della sezione ad indirizzo architetturale della classe IV A del Liceo Artistico e il direttivo dell’Associazione Comitato Genitori del Liceo di Lovere.

In un momento successivo abbiamo incontrato la proprietà che rappresentata dal Presidente Franco Beretta e dallo staff dei tecnici nel loro ruolo di responsabili di Sicurezza, Salute e Ambiente, Design e Comunicazione dei Social.

Siamo stati ricevuti in una sala dove eranon stati messi in mostra i progetti realizzati dagli studenti per l’iniziativa, dove abbiamo avuto modo di esporre il racconto dell’esperienza e gli obiettivi che si intendono perseguire quando verrà realizzato il progetto.

Il Presidente ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa e ha confermato l’interessamento già dimostrato in queste settimane. Sostegno che si concretizzerà in una serie di collaborazioni di natura economica, progettuale, comunicativa, ingegneristica e scientifica e che vorrebbe essere alla base di una serie di più ampie e durature collaborazioni con finalità culturali ed educative, ma anche attraverso nuove e diverse iniziative di sensibilizzazione sui temi del rispetto dell’ambiente e del benessere del nostro Lago d’Iseo.

Salutandoci ci siamo lasciati con l’impegno a proseguire attraverso la formalizzazione dei reciproci rapporti, alla definizione di un studio di fattibilità tecnico, economica e un piano generale di comunicazione dei prossimi appuntamenti ed eventi.
Ma soprattutto con la promessa che il prototipo di isola già progettato verrà assemblato e messo in acqua già entro la metà di giugno.

L’ISOLA CHE NON C’ERA SUL LAGO D’ISEO

L’ISOLA CHE NON C’ERA SUL LAGO D’ISEO

L’isola che non c’era sul lago d’Iseo. E’ ciò che vogliono creare gli studenti della classe IV B Scienze Applicate del Liceo Decio Celeri di Lovere, che hanno avuto una grande intuizione. Per depurare le acque del lago, perchè non realizzare un’isola artificiale, gelleggiante su migliaia di bottiglie di plastica riciclate, con installato sopra un impianto di fitodepurazione delle acque? L’idea è nata pr caso, durante un’epserienza di alternanza scuola lavoro che ha visto gli alunni soggiornare ad Alcatraz e confrontarsi con Jacopo Fo, nell’ambito del progetto La Cultura Addosso. L’idea è diventata un progetto studiato nei minini dettagli e che prende spunto da esperienze realizzate precedentemente da altri ingneri ed ambientalisti nel mondo. Nello specifico Richart Sowa , il primo a costruire un’isola di plastica sopra la quale fare crescere piante che attraverso le loro radici riescoo a depurare l’ambiente e l’americano Bruce Kania, che sulle isole galleggianti ecologiche ha creato un vero e proprio un business ecologico. Quello che i ragazzi della VB del liceo scientifico di Lovere vogliono realizzare invece, con il sostegno dei docenti e del dirigente scolastico, è di installare sull’isola di bottoglie di plastica, un sistema di fifodepurazione in grado di riprodurre il principio di autodepurazione tipico degli ambienti acquatici, attraverso l’utilizzo di due sistemi di fitodepurazione, di determinate piante e microorganismi capaci di liberare dall’acqua sostanze organiche ed azotate catturando sulla ghiaia metalli pesanti e fosforo. Il progetto, spiegato qui in poche parole, in realtà è molto complicato e per essere realizzato necessita dell’aiuto di tutti. Il primo studio di fattibilità definirà costi e materiali e nel frattempo già si pensa di coinvolgere le altre scuole del Sebino nella raccolta delle bottiglie di plastica necessarie a realizzare un isola di circa 25 mq ed è iniziata la raccolta fondi: su kickstarter.com, cercando l’isola che non c’era sul lago d’Iseo, è possibile aiutare i ragazzi, con una piccola donazione, a trasformare il loro sogno in realtà.

Costruiremo un’isola di bottiglie di plastica per disinquinare il lago d’Iseo

(Trascriviamo qui l’articolo con il racconto e la fantastica illustrazione di Jacopo Fo apparso ieri su www.peopleforplanet.it)

17 studentesse e studenti del liceo Decio Celeri di Lovere sono arrivati ad Alcatraz per uno stage di Alternanza Scuola-Lavoro.

La prima parte del lavoro è iniziata nelle loro classi: con il professore di informatica Fabio Campagnoni ognuno ha realizzato un blog personale sulla sua passione, un progetto che coinvolge 63 studenti di Lovere e 530 di Gela. Un progetto di People for Planet collegato al progetto “Gela le radici del futuro” sponsorizzato da Eni.

Già mettere in rete tra loro 593 blog, creando un sistema di mutuo sostegno e scambio di link e contenuti (con un software fatto apposta), è un obiettivo ambizioso.

Ma questa gioventù di Lovere voleva anche realizzare un’azione sul territorio, un flash mob. Volevano sperimentare la loro capacità di comunicare anche fuori dal web, con i concittadini.
Abbiamo iniziato a discutere insieme. All’inizio ho proposto loro un metodo per trovare idee: fantasticare senza preoccuparsi di dire cose intelligenti, un gioco basato su immagini che ti vengono in mente, che racconti e che provocano altre immagini nella testa di chi ti ascolta. Tutte questi spunti sono inizialmente sconnessi e privi di senso ma servono per iniziare il gioco creativo. Se ci si mette intorno a un tavolo e si inizia subito a spremersi le meningi dicendosi: “Devo trovare un’idea intelligente!” non viene fuori niente. Bisogna invece divagare, saltare di palo in frasca, seguire le sottili seduzioni delle associazioni di idee. Non è un metodo sicuro. Può venire fuori una sciocchezza come una genialata. L’inventiva è rischiosa. Ma sono quarant’anni che seguo questo metodo, fin dai tempi del Male (la rivista) e generalmente funziona.

Come sboccia la genialata
C’era un ragazzo che faceva lo spiritoso e fin dall’inizio dell’incontro ha chiarito che lui arrivava a scuola col battello. Via via che la conversazione procedeva, questa storia del battello ha innescato qualche presa in giro. Ad un certo punto è venuta fuori la frase cruciale: “Facciamo un battello!”. Ovviamente non avrebbe avuto senso costruire un vero battello. Ma da questo si è passati a immaginare un battello costruibile: un battello di bottiglie di plastica. E in effetti mi ricordavo di qualcuno che ha realizzato una traversata con un catamarano di bottiglie.

Dalla barca si è passati all’idea di un’isola di bottiglie, una specie di luna park acquatico.
Ci siamo messi a cercare in rete ed è venuto fuori che ci sono varie esperienze del genere.
C’era un po’ di perplessità, quindi si è deciso di fare un esperimento: mettiamo l’idea su FB. Abbiamo preso una foto di Lovere e ci abbiamo incollato sopra la foto ritagliata di un’isoletta. Abbiamo postato chiedendo pareri e consigli sull’iniziativa. Quindi abbiamo iniziato a diffondere il tam tam sui social.

Un modo semplice per capire se poteva funzionare.


Entro sera parecchi siti bergamaschi riportavano la notizia e c’erano un centinaio di like e condivisioni su Facebook.

Ok: si può fare.

Divisi in gruppi si è cominciato a calcolare costi, carichi di lavoro, tempi, che succederà su quest’isola…
Approfondendo la ricerca in rete abbiamo scoperto che Richart Sowa e Bruce Kania da anni realizzano piccole isole con sopra piante capaci di disinquinare l’acqua.

Da qui il gruppo ha iniziato a approfondire la questione della filtrazione dell’acqua. Un ragazzo era molto informato sullo stato di inquinamento del lago d’Iseo, uno dei peggiori d’Italia.
Alla fine la decisione è stata di concentrarsi sul migliorare le condizioni dell’acqua.
Costruire un primo modulo di isola disinquinante, 4 metri per 6, dotata di una pompa alimentata da un pannello solare e da un sistema di filtri capaci di eliminare batteri, metalli pesanti, microplastiche e altre sostanze negative. L’effetto sarà aumentato anche dalla presenza di piante (fitodepurazione). Inoltre alcune piante acquatiche avranno le radici nell’acqua e daranno il loro contributo alla rigenerazione del lago fornendo un habitat ideale per microorganismi, piccole creature e pesciolini: mettiamo in moto le forze sane del lago.

A distanza di 3 giorni il progetto si è sviluppato e precisato.
E una troupe di loveresi è andata a Perugia e Assisi a intervistare le persone realizzando un video: quanto è conosciuto il lago d’Iseo? Quanto è nota la situazione ecologica delle sue acque? La questione interessa a qualcuno?

L’idea è di appoggiare l’iniziativa con una campagna di comunicazione attraverso diversi strumenti.

Insomma la macchina è partita con una pagina Facebook “L’isola che non c’era sul lago d’Iseo” un blog “La cultura addosso” e una raccolta di fondi su Kickstarter.

La squadra ha anche trovato il posto dove montare l’isola e in seguito ammararla.
Le bottiglie verranno raccolte coinvolgendo tutti i livelli scolastici di Lovere.
Insomma preparati perché la prossima volta che vai sul lago d’Iseo ci troverai un’isola, o forse 10 isole, che non c’erano.

E non dimenticarti di portarti delle bottiglie di plastica!

Conferenza stampa 16 marzo ’18

L’Isola che non c’era sul Lago d’Iseo (La Cultura Addosso – Cartella stampa del 16-03-2018)

Il gruppo promotore, le associazioni culturali e sportive che hanno aderito al progetto stanno organizzando 80 ORE di attività alternanza scuola lavoro a sostegno della cultura e dello sport del nostro territorio. Il tema del progetto di  quello della comunicazione della cultura, dell’ambiente e dello sport e abbiamo già realizzato le prime 40 ore presso l’agriturismo “Libera Università di Alcatraz” di Jacopo Fo e stiamo realizzando le ulteriori 40 ore già previste in collaborazione con L’EMPORIO delle Idee di Costa Volpino e con le compagnie teatrali Olive a pArte e Silence Teatro di Lovere, la Lanterna Teatrale di Marone.

La prima classe che ha aderito a questa prima sperimentazione è la IVB del Liceo Scientifico di Lovere, indirizzo Scienze Applicate e grazie a questi studenti  “La Cultura Addosso” ha partorito il suo primo piano di comunicazione.

Durante l’esperienza presso l’agriturismo di Jacopo Fo a Gubbio (approfondimenti qui) infatti i ragazzi hanno scelto di impegnarsi nella promozione di un progetto ecologico-ambientale:  “L’Isola che non c’era sul Lago d’Iseo”. 

Si tratta di un’isola che depura l’acqua del nostro lago completamente autonoma e senza impatto ambientale (Scheda tecnica dell’isola). Esistono altre isole di bottiglie di plastica nel mondo, ma la nostra è l’unica che produce acqua pulita.

E’ un’isola che servirà a depurare il lago, ma non solo: anzitutto la faremo viaggiare verso tutte  le scuole che si affacciano sul Sebino perché i bambini possano imparare e copiare l’idea, i docenti possano insegnare l’ecologia, ma soprattutto serve a tutti noi per comunicare la nostra passione per il nostro ambiente e il nostro lago (video del progetto)

Per ora è solo un bel sogno quest’isola, perché abbiamo bisogno di soldi per poter acquistare alcune materie prime e per farci supportare dagli artigiani che dovranno realizzare gli impianti elettrico e idraulico. Sappiamo che ci servono 10.000 euro e abbiamo scelto di scommettere su una piattaforma di crowdfunding e sappiamo che per realizzare questo nostro sogno abbiamo bisogno di te: diffondi e sostieni il nostro progetto!